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Lo stile mod nasce
sul finire degli anni Cinquanta a Londra, quando giovani ragazzi
e ragazze cominciarono a usare questo termine per descrivere
la loro scena. La parola è una abbreviazione di modernists,
ovvero i fan del modern jazz, che nei primi anni Cinquanta avevano
sviluppato uno stile nel vestire sobrio, raramente sgargiante
e fortemente elegante fino all'ultimo dettaglio, ispirato all'Ivy
League look, ovvero al modo di vestire nelle più prestigiose
università americane: camicie botton-down, giacche tre
bottoni con revere stretti, pantaloni senza pences, cravattini
fini, mocassini o brogues. I mods presero ispirazione da questo
look e ci misero del loro prendendo influenze da tutto ciò
che arrivava di nuovo dal continente Europeo (soprattutto dall'Italia
e dalla Francia, in quel periodo all'avanguardia nella moda):
polo, maglie, scarpe, scooters, tagli di capelli erano tutti
mezzi per creare il cosiddetto "total look", ovvero
un'immagine nel complesso coerente ed elegante, del tutto distinta
al modo di vestire della massa omologata, ma non per questo
sgargiante o di cattivo gusto. Il tentativo di differenziarsi
dagli altri era continuo e come conseguenza, il look dei mods
era in continua evoluzione. Seguendo il paradigma "Adopt,
Adapt, Improve" ("Adotta, Adatta, Migliora")
i mods prendevano spunto dai diversi input che la società
consumistica del periodo, in pieno boom, gli offriva e li facevano
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reinterpretandoli
in modo personale senza mai essere troppo influenzati da mode effimere,
ma al contrario creandole. I capi d'abbigliamento cambiavano in maniera
vertigionosa, mantenendo comunque sempre un ottica minimalista: indumenti
funzionali all'uso (ad esempio il parka usato esclusivamente per proteggersi
dall'intemperie nel viaggiare in scooter) e colori poco sgargianti.
Cosa era "in" un giorno, poteva essere "out" la
settimana successiva.
La filosofia mod era proprio questo: prendere il meglio che la società
offriva, non per seguire passivamente una moda, ma per puntare alla
continua ricerca di una perfezione estetica (ma non solo estetica,
anche comportamentale) individuale. Il fenomeno mod nacque subito
come stile elitario, solo coloro che avevano la costanza e la voglia
di mantenere uno stile impeccabile erano accettati nel ristretto mondo
underground dei mods, costituito da un circuito di locali (dove si
ascoltava un certo tipo di musica non ancora commerciale: jazz, soul,
R&B e ska jamaicano) sconosciuto ai più. Non era una questione
di chi aveva più soldi, ma di chi maggiormente possedeva doti
come originalità, gusto e inventiva.
Il fenomeno mod fu trasversale alla società londinese, tradizionalmente
molto chiusa tra le diverse classi sociali: essendo una questione
di stile, esponenti della working class non avevano niente da invidiare
ai loro corrispettivi dell'upper class ed il rispetto degli altri
mods si acquisiva indipendentemente dal proprio conto in banca. La
musica era un aspetto fondamentale per ogni mod e solo chi aveva la
voglia e il gusto di ricercare la musica più oscura era degno
di far parte dei questa setta.
Quando verso il 1964 i media scoprirono questo fenomeno sotterraneo,
il fenomeno perse molte delle sue caratteristiche fondamentali, soprattutto
la sua qualità di fenomeno elitario. Tantissimi adolescenti
cominciarono a definirsi mod, ma la massa determinò la conseguente
morte di questo fenomeno. I mods divennero un fenomeno nazionale con
programmi televisivi (Ready Steady Go), gruppi musicali mod (Who,
Small Faces, Action) e soprattutto con gli scontri nelle località
marittime contro i rockers, considerati da questi giovani mods diversi
e troppo lontani da quell'ideale di stile (estetico e comportamentale)
a cui loro tendevano. Con i mods divenuti un fenomeno "mediatico"
da baraccone, gli ispiratori originali dello stile smisero di appellarsi
mods, e preferirono definirsi "stylists", per differenziarsi
dai ragazzini che avevano inflazionato la parola "mod".
Verso il 1966, gli unici rimasti a portare avanti la bandiera dello
stile mod, oltre a questa elite di "stylists" in incognito,
era una nuova generazione di giovani che nell'underground delle periferie
delle varie città inglesi si costituirono in gang di quartiere
e si definirono "hard mods". Il loro look era molto più
spartano dei mods originali e molto più casual e da strada
(a parte le serate dove ci si impegnava a mantenere alti gli standard
di eleganza e stile). La musica prediletta era quella jamaicana e
quella soul, mentre veniva vista con fastidio la musica fatta da gruppi
(soprattutto inglesi) che ancora si definivano mods, ma che sia dal
punto di vista estetico (vestiti sempre più sgargianti e colorati,
capelli sempre più lunghi) che comportamentale (uso di droghe
pesanti, atteggiamento sempre più trasandato) si erano allontanati
dallo spirito originario del movimento mod e che in seguito diedero
vita la fenomeno hippy.
Il fenomeno mod ebbe una fase di rinascita sul finire degli anni Settanta,
quando un revival scaturito dall'uscita del film Quadrophenia e da
gruppi punk che erano stati influenzati dall'esperienza mod (Jam,
Secret Affair, Purple Hearts) diedero il via ad un fenomeno di massa
che durò l'arco di due stagioni. Gran parte dei revivalisti
erano a digiuno delle vere origini dello stile mod e presto abbandonarono
il tutto, per seguire qualche nuova moda. Questo revival ebbe comunque
l'effetto di ridare impulso ad una nuova generazione di mods, che
erano rimasti (nonostante venissero derisi dalla stampa come fenomeno
anacronistico) anche dopo lo sgonfiarsi della moda. Decimati in numero,
i mods negli anni Ottanta tentarono di ricreare la vera essenza dello
spirito mod delle origini e diedero vita ad un circuito mod sotterraneo,
autogestito e lontano dai riflettori, che bene o male è sopravvissuto
ai giorni nostri diffondendosi anche al di fuori dell'Inghilterra. |
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